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Robin Gracie
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Robin GracieRobin Gracie è il figlio più giovane del Grande Maestro Helio Gracie. Da un decennio vive e diffonde il bjj dalla Accademi Gracie in Barcellona. Trovatosi in Italia in occasione dello stage per gli allievi dell’Accademia Gracie Genova, grazie alla gentile disponibilità dell’istruttore Andrea Cocco che ci ha dato l’occasione di avvicinarlo, ecco di seguito l’intervista da lui gentilmente rilasciata:

GI: Maestro vuole parlarci della Sua formazione?
Robin Gracie: Ho iniziato la mia formazione a 4 anni presso l’accademia della mia famiglia a Rio de Janeiro. Il mio insegnate è stato mio padre ma poi, come succede in tutte le famiglie, anche i miei fratelli maggiori mi hanno aiutato nell’apprendimento. Completata la mia formazione e conseguita la faixa preta ho deciso poi di partire per Barcellona.Qui i primi anni non furona facili; quando si abbandona la propria casa è sempre cosi’! Bisogna adattarsi alla gente, alla nuova cultura, al clima.. ma poi tutto si risolve.

Puo’ dirci cos’è per Lei il bjj?
Il brazilian jiujitsu è mia vita e naturalmente il mio lavoro. E sono felice di come questa mia passione possa essere d’aiuto alle esigenze di coloro che vogliono ampliare la loro conoscenza nel combattimento/difesa personale completandola con quella che è la specialita’ della mia famiglia e cioe’ il combattimento a terra. Ed è sempre un piacere constatare come oramai il bjj sia una componente indispensabile per la formazione di un combattente completo!

Se accostiamo le parole Brazilian jiujitsu/Gracie jiujitsu parliamo della stessa cosa o sono due entita’ separate e non sovrapponibili?
Sono essenzialmente la stessa cosa. L’idea di chiamarlo Gracie Jiujitsu fu un’idea di mio padre che voleva ricordare a tutti come l’arte si fosse sviluppata all’interno della famiglia e per la famiglia Gracie.

Nel 1998 Lei partecipava alla prima storica edizione dell’Adcc. Dieci anni dopo l’evento si svolgeva a Barcellona con la presenza inoltre di un suo allievo. Come ha visto cambiare il mondo del grappling Adcc in questo decennio?
L’Adcc è stato un’evento di notevole importanza per il mondo del bjj fu infatti la prima volta che un torneo del genere vedeva gli atleti ricompensati con premi in denaro. Ricordo come questa prima edizione attiro’ molti atleti totalmente ignari del tipo di disciplina a cui andavano incontro. Molti non sapevano affrontare una sottomisione e battevano subito. Nella seconda edizione, l’anno dopo, la situazione era gia’ radicalmente cambiata e accorsero piu’ numerosi e piu’ preparati da ogni parte del mondo. Al giorno d’oggi tutto è ulteriormente complicato da diverse qualificazioni prima di accedere alla finale; è facile cosi comprendere come mi ci siano voluti diversi anni per formare un atleta capace di confrontarsi coi migliori al mondo.

Il bjj in questi anni è andato incontro ad una forte evoluzione; basti solo confrontare i primi mondiali del 1998 con gli attuali. Si sta forse creando un bjj prettamente di uso sportivo rispetto ad un bjj piu’ alla ricerca della finalizzazzione?
Questa è una discussione che era gia’ aperta vent’anni fa. Una volta si cercava di piu’ la finalizzazzione; si lavorava piu’ all’attacco! Naturalmente gli incontri erano piu’ belli ed interessanti da guardare. Adesso nelle competizioni si cerca lo stallo per far finire il tempo e vincere. Nonostante i soggetti inquisiti siano diversi, oggi sul banco degli imputati c’è la fifty fifty ieri un’altro tipo di guardia, la discussione è sempre la stessa! Ma questo fa parte de gioco. Forse il luogo dove si vedono i combattimenti piu’ belli è proprio la palestra dove, senza cercare il punto e senza lo stress della competizione, l’atleta puo’ esprimersi piu’ liberamente.

La pratica Nogi sta vivendo una vera e propria esplosione a livello mondiale; questo anche grazie all’effetto trainante delle mma che prediligono appunto la pratica senza kimono. Lei crede che la pratica nogi possa essere una reale concorrente al classico bjj con kimono?
Non credo vi sia comptizione tra loro. L’eplosione di interesse per la pratica no gi è seguita da altrettanto interesse per la pratica classica; la gente non parla di no gi parla di brazilian jiujitsu con kimono e senza kimono. Nelle palestre la gente arriva per fare bjj poi scopre anche la pratica senza kimono; questa è la mia opinione per quello che ho visto nella mia palestra e nei miei viaggi in giro per il mondo. Sono inoltre stato portato a pensare che i veri appassionati di bjj alla fine preferiscano la pratica con kimono in quanto piu’ ricca di tecniche e piu’ strategica che , grazie ai tempi piu’ lenti, permette anche una riflessione sul da farsi impossibile in una pratica senza kimono piu’ veloce e piu’ fisica.

Il valetudo sta forse offuscando l’immagine del bjj relegandola ad arte complementare grazie al folto pubblico che riesce ad attirare. Lei cosa ne pensa?
Il bjj è uno sport pulito, con regole chiare con un basso tasso di spettacolarita’. La gente al giorno d’oggi vuole vedere incontri cruente dove tutto è permesso. Inoltre il bjj non presenta un’identita’ estetica cosi forte che gli permetta di esser subito riconosciuto; è infatti per il pubblico facilmente confondibile con il judo. Io non credo comunque che la forte multimedialita’ del vale tudo danneggi o rubi qaulcosa al bjj; in fondo chi vuol fare del valetudo deve passare per forza di cose attraverso la pratica del bjj.

La Sua accademia è ormai meta di appassionati da tutta Europa. In questi anni quali evoluzioni ha notato nel pubblico e nelle sue richieste?
All’inizio in pochi conoscevano il bjj e le prime persone che entravano nella mia palestra erano proprio gli abitanti della zona o quelli che vi passavano davanti. Erano attirati da un arte marziale che non conoscevano spinti quindi dalla piu’ semplice curiosita’. Credo che fondamentale in questi anni per l’espansione del bjj sia stato internet e l’innumerevole numero di informazioni rintracciabili su di esso. Oramai chi bussa alla mia porta non son piu’ solo curiosi ma persone che conoscono la famiglia Gracie con la sua storia e la sua arte. Un pubblico quindi di persone piu’ competenti che sanno cosa e chi cercare. Il livello generale è innegabilmente aumentato nel mondo come nella mia accademia. All’inizio vi eran solo cinture bianche mentre ora si puo’ gia contare un buon numero di cinture nere oltre che marroni e viola.

Nel vecchi continente il bjj sta vivendo una forte espansione ; vediamo quindi il proliferare del numero delle accademie sui territori nazionali. Nonostante la sua presenza decennale in Europa si possono contare solo 7 accademie col suo nome. Ci vuol parlare della sua politica di diffusione del bjj?

Fondamentalmente io ricerco la qualita’. Centinaia di volte ho ricevuto telefonate di gente che voleva aprire una filiale a mio nome senza neanche essersi allenata con me nemmeno una volta. Il mio essere selettivo è solo il poter aver la certezza che chi mi rappresenta abbia la tecnica e la capacita’ per farlo; l’unico modo per me di testare le sue capacita’ è sul tatami. La trasmissione è un qualcosa di molto personale; si vedono addirittura corsi di bjj via internet. Al giorno d’oggi tutto è possibile ma francamente credo che per apprendere il bjj si ci debba ancora allenare in palestra. Non condivido inoltre la politica di certe equipe che permettono a persone a malapena cintura azzurra di rappresentarli; io credo che per aprire un corso al giorno d’oggi la cintura azzurra sia poco.

Ho il sentore che si stia cercando una diffusione del bjj “per lotti di tecniche” al solo fine di rendorlo piu’ fruibile alla massa. E cosi’ per passare alla cintura azzurra si devono sapere 3 raspado, per la viola 4 ecc… Si sta inoltre assistendo alla nascita degli “esami di grado”. Qual ‘è il suo pensiero a riguardo?
Io non sono d’accordo con questo metodo; si vuole appunto massificare l’arte. Queste sono le strategie applicate quando il troppo alto numero dei praticanti non permette un diretto controllo sulla loro qualita’. Io credo che sapere un programma, un lotto di tecniche, non basti. Gli allievi vanno provati sul tatami. Il movimento singolo non è suffficente; è necessario il movimento applicato in un contesto di combattimento! Credo che certe tendenze siano legate solo ad un discorso di businness e, nonostante sia applicato in alcuni casi anche da alcuni miei parenti, io non lo condivido.

Nonostante la sua attitudine al combattimento, alla ricerca della finalizzazine il bjj ha secondo Lei come sport una valenza educativa ideale e alla formazione del carattere delle persone?
Certamente, come credo l’abbiano tutte le arti marziali che condividono lo sviluppo della disciplina e dell’educazione.

Olimpiadi del 2016; il bjj si propone come sport dimostrativo. Secondo Lei abbiamo qualche speranza?

Credo che dipenda da diversi fattori che comprendono ad esempio la volonta’ del paese ospitante che le idee del CIO. La spinta data a bjj, dalla notorieta in Brasile e dalla sua diffusione planetaria, credo sara’ forte. Bisognera’ certo considerare la sua somiglianza con il Judo e naturalemente la politica. Certo per me sarebbe una grande soddisfazione vederlo approdare alle Olimpiadi.

Grazie Maestro
Grazie a voi.

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